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Regolazione dell’ANTAQ, contratti di concessione e di operazione portuale, tariffe e contenzioso fiscale del settore.
Il settore portuale opera secondo un doppio regime giuridico. Gli impianti all’interno del porto organizzato dipendono da un arrendamento portuale (concessione di area portuale) preceduto da gara pubblica; gli impianti al di fuori di esso operano in regime di autorizzazione, in libera iniziativa. Le due strade conducono alla stessa attività — la movimentazione di merci — ma impongono obblighi, termini, investimenti minimi e rischi regolatori distinti.
Su questo assetto incide la regolazione dell’ANTAQ (agenzia regolatrice del trasporto per acque) in materia di libero accesso, politica tariffaria e qualità del servizio, oltre a un regime tributario proprio, in cui la natura dell’attività — servizio portuale, magazzinaggio, locazione di area, cessione di infrastruttura — determina l’incidenza e la competenza. È frequente che la stessa operazione venga qualificata in modo diverso dall’agenzia regolatrice, dal fisco comunale e da quello statale, con risultati incompatibili tra loro.
L’arrendamento portuale (concessione di area portuale) è un contratto amministrativo preceduto da gara pubblica, e l’ANTAQ è l’agenzia regolatrice. Per questo motivo trattiamo quest’area in collaborazione con il Diritto Amministrativo: impugnazione del bando, richiesta di riequilibrio economico-finanziario e difesa in procedimento sanzionatorio seguono la stessa logica degli altri contratti pubblici, ed è questa la base che applichiamo qui.
Il fronte fiscale riceve lo stesso trattamento integrato. Gli accertamenti nel settore derivano solitamente dalla qualificazione dell’attività — se una determinata operazione costituisce prestazione di servizio soggetta all’ISS, locazione di spazio, oppure attività accessoria alla movimentazione portuale. La difesa richiede di ricostruire tecnicamente l’operazione a partire dal contratto e dalla regolazione di settore, e non soltanto da una tesi tributaria.
Anche contratto e regolazione non si separano. Una clausola di un contratto di movimentazione può essere valida tra le parti e, ciò nonostante, contrastare con una delibera dell’ANTAQ in materia di libero accesso o di politica tariffaria. Per questo motivo esaminiamo la documentazione contrattuale e la conformità regolatoria congiuntamente, e non per fasi separate.
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